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Il viaggio ha due estremi. La partenza e il ritorno. In mezzo tutto può realizzarsi. Ma il viaggio non è una linea retta, il viaggio è un cerchio che si apre e poi si chiude, e quando si riapre il punto di partenza non è mai lo stesso.

Che sia esso un cammino, un’esplorazione, un momento di stacco dal quotidiano, un moto di incontenibile curiosità o un coraggioso atto di sfida il viaggio è, sempre, un momento di rivelazione; perché a mano a mano che qualcosa si rivela ai nostro occhi, anche dentro di noi cade un velo e lì, in quell’istante – se ci riusciamo – possiamo finalmente vederci. Svelarci a noi stesse.

Il viaggio è fatto di un insieme di bisogni che si fanno sempre più forti fino a diventare impellenti e che ci spingono a compiere il primo passo; il viaggio è fatto di momenti intensi, di piene e vere consapevolezze – a volte devastanti e disarmanti – che vengono a galla e si rivelano ai nostri occhi. A volte assistiamo alla scoperta di paesaggi nascosti dentro di noi, altre volte facciamo chilometri per arrivare alla montagna più alta di noi stesse di cui non avevamo nemmeno mai scorto il profilo.

A volte ancora prendiamo un sentiero e non sappiamo che ci porterà dritti verso il profondo della nostra anima. Passo dopo passo cresciamo, con l’andare e venire della nostra personalità che man mano aggiunge un mattone per costruirci, o restaura situazioni o dipinge affreschi di emozioni.

Viaggiamo, ma tutto ciò che è fuori non è altro che lo specchio di ciò che abbiamo dentro; il viaggio vero lo facciamo al nostro interno, sempre, soprattutto quando ne siamo consapevoli, ma anche quando partiamo solo per nasconderci dal mondo. Passo dopo passo cresciamo, con l’andare e venire della nostra personalità che man mano aggiunge un mattone per costruirci, o restaura situazioni o dipinge affreschi di emozioni.

Un viaggio è un ciclo, perché se fosse una retta che punta all’infinito allora non sarebbe un viaggio, sarebbe una fuga eterna e rovinosa da noi stesse. Il viaggio è un continuo ritorno, una bella sorpresa nel vederci con occhi nuovi. È un abbraccio alle persone amate, un riconciliarci con la parte di noi con cui avevamo litigato, è riassaporare il nostro piatto preferito dopo mesi, è tornare alla propria terra d’origine. È l’uccidere parti di noi, o sanarle, o perdonarle; è accettare, lasciare andare, tornare diverse.

Il viaggio è la continua rinascita interiore. Il continuo sbocciare di noi stesse. Certo, altre esperienze ci possono portare a uguali risultati. Non è solo il viaggio che ci uccide e ci riporta in vita, ma è – sicuramente – il modo più bello per morire e rinascere.

estratto da Travel Counseling, il viaggio come strumento di crescita personale, di Alice Bianchi, Erickson edizioni 2019

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